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Un po' di storia
Il tartufo è un frutto della terra conosciuto sin dai tempi
più antichi. Le prime testimonianze scritte risalgono al 1600-1700
a.C, ai tempi dei Sumeri e del patriarca Giacobbe.
Gli antichi Sumeri utilizzavano il tartufo mischiandolo ad altri vegetali
quali orzo, ceci, lenticchie e senape, mentre si dice che gli antichi
Ateniesi lo adorassero al punto da conferire la cittadinanza ai figli
di Cherippo, per aver inventato una nuova ricetta.
Plutarco azzardò l'affermazione alquanto originale che il “tubero”
nascesse dall'azione combinata dell'acqua, del calore e dei fulmini.
Simili teorie, condivise o contestate anche da Plinio, Marziale, Giovenale
e Galeno, avevano come unico risultato quello di generare lunghe diatribe.
Molto probabilmente il loro “tuber terrae” non era il
profumato tartufo di cui noi oggi ci occupiamo, bensì la “terfezia
Leanis” (Terfezia Arenaria) o specie consimili. Esse abbondavano,
allora più di oggi, in Africa Settentrionale ed in Asia Occidentale,
raggiungendo il peso di tre-quattro chilogrammi; è comprensibile
che fossero molto apprezzate (al punto da essere chiamate “il
cibo degli dei”), visto che a quei tempi erano del tutto sconosciuti
i tuberi di origine americana, quali la patata ed i tapinambur.
Il Tuber magnatum Pico non entrò mai a far parte delle raffinatissime
ricette romane, nonostante Roma ebbe per imperatore anche un cittadino
albese, Publio Elvio Pertinace. I tartufi che deliziavano i palati
dei patrizi romani erano scadenti solo nella qualità, perché,
per quanto riguardava il prezzo, questo era salatissimo. Lo scrittore
Apicio nel suo “De Re Coquinaria” inserì sei ricette
al tartufo nel VII libro, quello che trattava le pietanze più
costose.
Nel frattempo, gli studi sul tartufo si moltiplicarono. Plinio il
vecchio lo definì “callo della terra”, mentre Giovenale
si infatuo' a tal punto da affermare che “era preferibile che
mancasse il grano piuttosto che i tartufi”.
Il tartufo evito' per tutto il Medioevo le mense frugali dell'uomo
e rimase il cibo di lupi, volpi, tassi, maiali, cinghiali e topi.
Il Rinascimento rilanciò il gusto della buona tavola ed il
tartufo si mise in marcia per conquistare il primo posto tra le pietanze
più raffinate. Il tartufo nero pregiato apparve sulle mense
dei signori francesi tra il XIV ed il XV secolo, mentre in Italia
in quel periodo si stava affermando il tartufo bianco. (Continua)

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